Il Ducato dei Vini Friulani

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15 dicembre 2015

La rivincita di Ramon, l’enologo del Sauvignon tra accuse e genialità

L’esito delle perizie sui mosti sequestrati è negativo. E Persello si riabilita agli occhi dei friulani: tutti lo vogliono

di Mattia Pertoldi

UDINE. Passo dopo passo, analisi dopo analisi, la figura di Ramon Persello – uno dei protagonisti principali della “Sauvignon Connection” – cambia, si evolve, muta e torna a risplendere, dopo l’alone con cui era stata ricoperta da settembre in poi. Tutti, perfino quei magistrati che lo hanno indagato per frode nell’esercizio del commercio e vendita di sostanze alimentari non genuine, gli hanno sempre riconosciuto di possedere una marcia in più, una capacità intuitiva e di programmazione enologica messa, però, al “servizio del male”, di produttori – questa l’accusa – pronti a tutto pur di conquistare premi e fette di mercato.
Nell’immaginario collettivo, probabilmente, è passato alla memoria come una sorta di novello Panoramix, il druido che – unico tra gli abitanti del villaggio gallico capace di resistere sempre e comunque a Giulio Cesare – conosceva gli ingredienti per la pozione magica che rendeva Asterix (Obelix no, ci era caduto da piccolo ndr) capace di sgominare da solo le legioni romane.
Soltanto che Persello, invece del paiolo francese, nelle fantasie della gente è colui che, tra alambicchi e distillatori, era stato capace di inventare dal nulla un preparato in grado di rendere stellata qualsiasi vendemmia, anche quella che avrebbe potuto produrre un vino utile soltanto a cucinare il pollo.
Nulla di dannoso alla salute, sia chiaro, ma per il popolo, in quel laboratorio allestito in casa – aiutato dalla moglie –, Persello avrebbe “pescato” qualcosa che esulava dai canoni del rigorosissimo disciplinare di produzione del Sauvignon.
Fino a qualche giorno fa, almeno, perchè ultimamente la situazione si sta ribaltando con gli esiti delle perizie che non hanno evidenziato la presenza di lievito contraffatto nè nei campioni sequestrati a Persello nella casa di Attimis in cui faceva i suoi esperimenti, nè in quelli prelevati nelle aziende agricole. E non pare un caso che, ultimamente, Persello vada ripetendo in giro, ad amici e conoscenti, di essere sicuro di uscirne pulito.
Come – sempre a condizione che due indizi formino una prova – deve fare riflettere il fatto che diverse cantine produttrici continuino a bussare alla sua porta, ma che lui – comprensibilmente – scottato dal clamore degli ultimi mesi adesso non si fidi più come prima. Ponderi, rifletta, tenga le distanze prima di decidere cosa rispondere a un mondo che forse, quantomeno in una parte, gli ha voltato le spalle con troppa fretta.
La magistratura, come è logico e naturale che sia in un Paese democratico, farà il proprio lavoro, ma una cosa sono le leggi, un’altra la personalità. E resta da capire se il “j’accuse” sociale a Persello sia dato più dalla sua eccentricità che alla sua reale colpevolezza.
Certamente è quantomeno difficile, per non dire impossibile, descriverlo come una persone comune se pensiamo a qualche tempo fa quando in via Marsala faceva bella mostra di sè una sua gigantografia – completamente glabro – realizzata per contrastare con forza quella moda hipster, fatta di barbe lunghe inserite in un contesto maschile trasandato e mal curato, imperante negli ultimi anni.
Un 39enne che spiega di aver «sempre considerato il mio come un bel volto» e di «aver lavorato molto sull’estetica non tanto per piacere agli altri, ma per piacere a me stesso avvicinandomi a una bellezza androgina» è tutto tranne che un conformista. Però, diciamoci la verità, conoscete qualcuno di ingegno, ma di ingegno vero, che non possieda, almeno in parte, i germi di quella che nel perbenismo imperante dei mediocri viene descritta come anormalità? Difficile.
In quella sottile linea che divide la lucida follia dal talento genuino, infatti, la figura di Persello si muove, giorno dopo giorno, verso la parte nobile del campo. Di un uomo che potrebbe aver pagato la colpa di aver innovato in un settore da sempre tradizionalista e autoreferenziale.
Dove le novità non rappresentano un punto di forza – e da brevettare come nel mondo dell’industria ad esempio –, ma una sfida all’ordine costituito di chi ha investito tempo e denaro e, magari, chiede soltanto che gli venga riconosciuto di aver fatto centro dove tanti avevano fallito.
«Quella sostanza esula dal disciplinare» è l’accusa, sia legale che morale. Ma, viene da riflettere, fino a che punto è lecito che le scoperte di una persona, nell’enologia, diventino patrimonio di tutti trasformando chi non ha fatto nulla in un fast follower della nuova invenzione? Chi produce vino lo fa, in fin dei conti, per vendere il proprio prodotto. Sono aziende. Imprese che se non sono in grado di realizzare utili falliscono come tutte le altre.
E allora, in fin dei conti, non è forse possibile che Ramon Persello non sia un enologo rapito dal fascino del lato oscuro della Forza, ma semplicemente un piccolo genio in grado di mutare storia, tradizioni e consuetudini di un ambiente e che, come tale, sia stato combattuto da chi difenderà, sempre e comunque, l’Ancien Regime contro la Rivoluzione? In fondo quelle cinque bottiglie di aziende servite da Presello ai carabinieri di Dolegna qualcuno le ha portate. E come diceva Andreotti: a pensare male si commette peccato, ma spesso ci si azzecca…

Fonte: Messaggero Veneto del 13/12/2015

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